Agenzia delle Entrate. Piani di risparmio a lungo termine (Pir): Chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate e novità dalla legge di Bilancio 2022

Si informa della pubblicazione della circolare n. 19-E del 29 dicembre 2021 con cui le Entrate forniscono nuovi chiarimenti sulla disciplina Pir alla luce delle ultime modifiche normative. Ulteriori novità giungono dalla legge n. 234 del 30/12/2021 (Legge di bilancio 2022) pubblicata in Gazzetta.

Come specificato nel comunicato stampa, la Legge di Bilancio 2017 ha introdotto un regime di non imponibilità per gli investimenti operati tramite Piani individuali di risparmio a lungo termine che rispettino determinati vincoli di composizione, limiti di concentrazione e regole, a partire dall’obbligo di mantenere gli investimenti per almeno 5 anni. I redditi generati da questi prodotti non sono tassati come redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria e non sono soggetti all’imposta di successione. La ratio è favorire la canalizzazione del risparmio delle famiglie verso investimenti in imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate in Italia. Attualmente, è possibile costituire “Pir 3.0” (Piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2020) e “Pir alternativi” (dal 19 maggio 2020).

Si tratta quindi di una forma di investimento caratterizzata da un regime fiscale di favore, di cui possono beneficiare le persone fisiche residenti in Italia - con riguardo ai redditi di capitale e ai redditi diversi di natura finanziaria percepiti al di fuori dell’attività di impresa - le Casse di previdenza e i Fondi pensione.

La disciplina dei Pir è stata modificata dal Decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 (Dl n. 124/2019), dal Decreto Rilancio (Dl 34/2020) e dalla Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178/2020). Alla luce di queste novità, e dopo aver acquisito tramite consultazione pubblica i contributi di privati investitori, operatori finanziari e Associazioni di categoria, l’Agenzia fa il punto sulle regole da tenere in considerazione, vista anche la complessità tecnica della materia. Tra i chiarimenti, le Entrate specificano ad esempio che le quote di srl possono rientrare tra gli investimenti oggetto di agevolazione nei Piani ordinari solo se offerte al pubblico, mentre non vi sono limitazioni per le quote detenute nei Piani alternativi (cioè quelli costituiti a partire dal 19 maggio 2020). Il documento di prassi chiarisce inoltre che il regime dei Pir e il regime fiscale degli investimenti in start-up e in Pmi innovative non sono alternativi: possono quindi essere applicati insieme.

La disciplina Pir ha subito ulteriori modifiche per opera della Legge n. 234 del 30 dicembre 2021 (legge di bilancio 2022), pubblicata Supplemento Ordinario n. 49 alla Gazzetta Ufficiale n. 310 del 31 dicembre 2022. Tra le modifiche è previsto un innalzamento dei limiti d’investimento nei PIR a 40.000 euro annuali e 200.000 complessivi, al fine di attrarre ulteriore risparmio per finanziare a lungo termine le imprese private italiane. Vengono pertanto elevati i limiti applicabili ai piani costituiti fino al 31 dicembre 2019, portando il limite annuale da 30.000 a 40.000 euro e il limite complessivo da 150.000 a 200.000 euro. Invece, per i Pir costituiti dal 1° gennaio 2020 che investono prevalentemente in imprese diverse da quelle inserite negli indici Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa italiana o indici equivalenti di altri mercati regolamentati, viene stabilita l’esclusione dei vincoli secondo cui ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo Pir “ordinario” e di un solo “nuovo Pir” e ciascun Pir non può avere più di un titolare. Viene inoltre prorogata all’anno 2022 la disciplina del credito d’imposta per le minusvalenze realizzate nei cd. PIR PMI costituiti dal 2021, rimodulandone l’ammontare e il termine di utilizzabilità